Gruppo Kamenge Pavia

7 settembre 2014

Mi trovo qui in Burundi da 4 mesi e mezzo ormai.
Vivere qui non è certo cosa facile, soprattutto perché sono a strettissimo contatto con la gente del posto e lo “scontro”, forse è meglio dire “faticoso incontro” culturale è quotidiano, ma questo non mi impedisce di essere felice della scelta che ho fatto di “mollare tutto” per un periodo e dedicarmi a rispondere a domande che mi frullavano in testa da un po’.
Qui al centro ormai mi occupo parecchio della parte legata alla segreteria, lavoro di ufficio e aiuto nelle attività quotidiane.
Tra le varie attività che impegnano le nostre giornate c’è stato, domenica 7 settembre, il concerto di una corale metodista che è molto affezionata al Centre. Il concerto è finito alle ore 18,30 ed è stato prorpio in quel momento che mi è giunta la notizia. Claudio, il responsabile del centro, si è avvicinato e mi ha detto: “Hai saputo delle due suore che sono state uccise in parrocchia?”, ho sentito un brivido lungo il corpo e ci ho messo un po’ prima di capire che fossero italiane e la modalità con cui erano state uccise. Ovviamente durante la cena il clima era di dolore tanto più che con noi c’era  Luigino, un sacerdote che vive al Centre ma opera alla parrocchia ed era stato a vederle non appena aveva ricevuto la notizia. Io personalmente non conoscevo le due suore ma oltre ad essere un fatto accaduto vicino a noi, negli stessi Quartieri Nord che ogni giorno ci accolgono e ci danno dimora, sentivo la fratellanza dell’essere italiane come me, una fratellanza che solo chi è stato lontano da casa può capire.
Quella sera ogni pensiero era rivolto a loro… non tanto al come fossero state uccise, cosa che invece occupa il tempo dei giornalisti e di chi ama le telenovelas, ma al perché: perché loro, anziane donne che non disturbavano nessuno, che si occupavano di dare una mano in parrocchia, di visatre i malati e di stare vicine ai sacerdoti… dicevano fosse in seguito ad una tentata rapina e così tra mille pensieri e con immenso dispiacere siamo andati a dormire.
Il lunedì mattina scendendo per fare colazione incontro uno dei ragazzi del centro, mi guarda, mi parla e di nuovo quel lungo brivido lungo tutto il corpo “sai che hanno ucciso anche la terza suora?”… cosa? perché? ma è italiana? chi è stato? quando? domande a raffica.
Entro nella sala da pranzo e incontro le mie “colleghe” italiane, ci guardiamo e parlare non serve. Il primo pensiero è quello di chiamare a casa prima che giunga la voce, perché certe notizie non si sa mai come arrivano, e in effetti basta poco persentire quante falsità vengono dette.
Il resto della giornata passa tra telefonate e notizie che arrivano a noi fortunatamente da fonti molto vicine, interne, alla parrocchia.
Il tutto è successo qui nei nostri Quartieri Nord, nella parrocchia qui vicina gestita da padri saveriani, gli stessi del Centre. Iniziano le ipotesi sul chi e il perché, si dice che sia un pazzo, che ha tentato di rubare, e allora perché chiudersi in casa o ritornare per uccidere ancora, perché solo le italiane quando in casa c’erano altre suore, congolesi e burundesi… queste le nostre conversazioni anche con i ragazzi del posto che sono mortificati e si vergognano del trattamento che il loro paese ha riservato a queste anziane povere donne che non facevano altro che del bene.
La sera le porte si chiudono tutte a chiave e si chiudono presto, l’ambasciata italiana manda due poliziotti in più, tutti i guardiani di notte sono più svegli del solito… noi siamo più vicini tra noi… e anche quando arriva la notizia che hanno arrestato l’assassino noi non ne siamo troppo convinti e anche i ragazzi di qui, i nostri amici che lo conoscono non sono affatto sicuri. La folla però, per vergogna e voglia di giustizia che spesso non trova nella polizia, si inferocisce e chiede che venga loro consegnato il presunto assassino.
Mercoledì mattina è il momento di salutarle. Tutti insieme riuniti per delle sorelle! La chiesa è gremita, tante le aiutorità, i missionari sono tutti lì, la gente comune, i fratelli italiani. Un ringraziamento e un saluto a queste tre donne che tanto hanno amato l’Africa.
Urakoze Mama Olga, urakoze Mama Lucia, urakoze Mama Bernadette, questo il ringraziamento dutrante la celebrazione in Kirundi.
L’ultima, per il momento, nota su questo fatto si riferisce alla convocazione fattaci dal Console Onorario Italiano e dalla Vice Ambasciatrice  d’Italia in  Burundi per il giorno successivo. Un incontro per spiegare a che punto sono le indagini, come si sta procedendo e quali sono le misure di sicurezza da tenere in una situazione del genere in cui non è ancora chiaro il movente e quindi il grado di pericolo della comunità religiosa e/o della comunità italiana… evito ogni commento su questo incontro…
Ovviamente, è initile nascondersi che insieme al dolore ci accompagna un po’ di preoccupazione, si avvicinano le elezioni, che in questi paesi sono sempre momenti particolari e  di tensione, questo fatto ha messo tutti in allerta e ci ha fatto rendere conto della vulnerabilità della condizione di ognuno di noi.
Noi intanto continuiamo la nostra opera che questo fatto ci fa percepire come ancora importante e necessaria in questo paese che non trova Pace, che non si da Pace, che deve accogliere il diverso che vive al suo interno e che viene dall’esterno.. Continuamo… con gli occhi aperti e la speranza che anche se doloroso e ingiusto resti un caso isolato.

Daniela

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Questa voce è stata pubblicata il 12 settembre 2014 alle 12:16 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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