Gruppo Kamenge Pavia

Visita alla prigione centrale di Mpimba

15 Maggio 2014

Visita alla prigione centrale di Mpimba

E’ difficile spiegare l’effetto che fa….entrare in una prigione é sempre un po’ come entrare nell’intimità delle persone, un’intimità che é già quotidianamente violata… Questo succede  ovunque, che sia in Italia o in Burundi… o in qualsiasi altro paese al mondo…  Cosí anche oggi entrare a Mpimba , prigione centrale di Bujumbura, mi ha portato ancora una volta a toccare par un istante, con uno sguardo la vita di molte, moltissime persone… Dal 2008 mi sono sempre più interessata a tutto ciò che concerne il tema del carcere. In Italia ho lavorato con donne detenute per aiutarle a ritrovare la forza e i mezzi per reinserirsi nella  società. É questo che mi ha spinto a visitare Mpimba per vedere quali sono le differenze tra questo carcere e quelli italiani che conosco e per vedere come lo stile di vita di Bujumbura si rifletta sulla vita carceraria. Cosí, grazie al progetto di alfabetizzazione per minori, che il Centre Jeunes Kamenge in collaborazione con L’ONG svizzera Terre des Hommes, porta avanti da diverso tempo per mano di Aloys e Noella i due animatori incaricati, ho avuto la possibiltà di visitare Mpimba.
Ho potuto cosí assistere a una lezione di due ore di alfabetizzazione in kirundi alla presenza di circa 25 alunni. Mentre Aloys tiene la lezione, Noella mi spiega che quasi tutti i ragazzi che seguono la lezione vengo dall’interno del paese e che hanno qualche base di kirundi poiché hanno frequentato qulche anno di scuola, ma hanno presto abbandonato per scendere in città a cercar fortuna, quasi tutti lavoravano come domestici in case private e sono poi incappati nel carcere per svariati motivi. In sottofondo sento i ragazzi che ripetono scrupolosamente quanto scritto alla lavagna…vedo la soddisfazione nei loro occhi nello scoprire di aver fatto tutto correttamente. Per quel che posso capire il tema a cui si ispirano i vocaboli di questa lezione é l’aids. Mentre i ragazzi eseguono un esercizio autonomamente Aloys si avvicina e inizia a dirmi che quello dell’aids é un tema su cui deve insistere molto poiché i rapporti sessuali, anche a pagamento, e le violenze all’interno del carcere sono molto frequenti. Poi mi racconta di come gli arresti siano spesso frutto solamente di una denuncia e di come poi queste persone vengano lasciate li senza sapere se realmente siano colpevoli o innocenti, poiché le loro famiglie, laddove sono presenti, non hanno i mezzi per poterli aiutare.
Finita la lezione rimane il tempo per una piccola visita al resto del carcere. Aloys cammina davanti a me e mi accompagna a vedere prima la sezione femminile, divisa dal resto solamente da un cancellino, ma sembra di essere in un altro mondo, molto più familiare e accogliente, quell’ambiente casalingo che le donne, anche perché in minor numero, sanno creare. Ci sono ragazze di tutte le età e purtroppo bambini, alcuni molto piccoli. Ritorniamo nella sezione maschile. Qui i minorenni hanno una cella solo per loro, ma tutto il giorno sono insime agli adulti. La cella che mi portano a vedere é abbastanza grande, ma faccio il tetativo di contare i letti, a 65 mi fermo. Sono letti a castello da tre posti tutti attaccati tra loro, c’é gente che ancora dorme, non mi piace violare l’intimità di queste persone e decidiamo di uscire. Aloys contina a camminare e mi dice che mi sta portando al mercato. “Al mercato?” mi chiedo mentre continuo a camminare cercando di non intralciare il passaggio a chi sta lavorando, a chi passaggia, a chi parla al cellulare, eh già perché qui quasi tutti hanno il cellulare. Mentre cammino incontro persone che vivono la loro vita quotidiana esattamente come fanno fuori di qui, le guardie sono poche e all’improvviso arriviamo al mercato. Un mercato qualsiasi di un quartiere della città. Chi può avvia una piccola attività in perfetto stile burundese e chi ha qualche soldo mandato da fuori ha cosí la possibilità di comprare ciò che gli serve e magari ogni tanto mangiare qualcosa di diverso, poiché il carcere garantisce a tutti i detenuti un pasto al giorno a base di pasta di manioca e fagioli.

Per finire la nostra visita mi mostrano il campo da calcio in cui tra l’altro il Centre Jeunes Kamenge ogni tanto organizza delle partite, e poi la chiesa, la moschea. Esco e iniziano a emergere tantissime domande che fortunetamente posso fare ai miei accompagnatori…e qualche considerazione.
Forse può sembrare che l’attività di alfabetizzazione sia poca cosa poiché coinvlge un numero esiguo di persone rispetto a quelle che vivono in questo carcere. Ma per questi ragazzi é una grande risorsa e me ne sono accorta ancor più quando un ragazzo della classe é stato chiamato in disparte perché gli dovevano consegnare una lettera da firmare, l’ho visto dall’impegno con cui leggeva a stento cio che vi é scritto, ma prima di firmare chiede che qualcuno possa leggergliela. Questo corso inoltre ha grande valore perché da un senso al tempo vuoto della carcerazione, e rende queste persone un po’ più ricche.
Anche questa esperienza, forse questa più di altre mi lascia questo pensiero: il carcere che si riduce a parcheggio di persone tanto più se in attesa di giudizio e quindi ancora non considerate colpevoli, il carcere che é solo punitivo e non rieduca é una bestialità in qualsiasi parte del mondo… ma ovunque ci sono piccole fiammelle di speranza come il corso di alfabetizzazione a cui ho partecipato e le persone che lo portano avanti con tanta passione.bdi_prison_burundi_mpimba 0416

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Questa voce è stata pubblicata il 20 maggio 2014 alle 5:51 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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