Gruppo Kamenge Pavia

Burundi, il Centro di pace che l’Italia ha dimenticato. E loro scrivono a Papa Bergoglio

Il Centro Giovani Kamenge, che si trova all’estrema periferia nord della capitale, rischia di morire. Sta pagando gli effetti della crisi economica  dei tagli draconiani alla Cooperazione che l’Italia ha inferto ai fondi dal 2008. Sono 6 anni che fatica a trovare le risorse finanziarie necessarie a proseguire i suoi corsi didattici e culturali. Gli servono 450 mila euro all’anno, ma per il 2013 gliene mancano ancora cento.

di AUGUSTO RUBEI

BUJUMBURA – Egide Rushanuka la guerra civile non la potrà mai dimenticare. E’ durata 13 anni, ha ucciso almeno 300 mila persone e provocato 2,5 milioni di profughi. Allora era ancora un bambino, aveva 7 anni, e per le strade di Bujumbura sentiva dire che era colpa degli Hutu, che in Burundi massacravano indiscriminatamente civili e Tutsi per rappresaglia all’uccisione del loro presidente. Non una verità, ma una storia. Come quella di Jerôme, freddato sei anni fa insieme alla moglie incinta da una raffica di colpi esplosi da un estremista. Jerôme era un animatore del Centro Giovani Kamenge, Egide uno degli oltre 40 mila iscritti. Oggi ha 26 anni e possiede la tessera numero 21.002 che gli permette di partecipare alle oltre 800 attività organizzate da un centinaio di animatori. Da tempo, ormai, ci passa le sue vacanze estive, lavora e gioca “insieme ad altri giovani di diverse nazionalità, etnie e religioni”. Il suo percorso lo ha aiutato ad integrarsi in un Paese lacerato dalle diversità.


Il centro rischia di morire.
Claudio Marano è invece un missionario saveriano. Ha 62 anni, durante il conflitto etnico gli hanno puntato contro una mitragliatrice, lo hanno sequestrato e deriso. A Bujumbura ci vive da 22 anni, da quando ha praticamente preso in affidamento il Centro Giovani Kamenge. E’ lui il coordinatore di uno dei più grandi spazi di ritrovo del Paese, messo in piedi nei quartieri Nord della capitale dall’anno precedente al colpo di Stato che rovesciò il primo governo democraticamente eletto di Melchior Ndadaye. Oggi, però, il Centro rischia di morire. Sta pagando gli effetti della crisi economica globale e i tagli draconiani alla cooperazione che l’Italia ha implementato a partire dal 2008. Sono 6 anni che il Centro Giovani Kamenge fatica a trovare le risorse finanziarie necessarie a proseguire lo svolgimento dei suoi corsi didattici e culturali. Gli servono 450 mila euro all’anno, ma per il 2013 gliene mancano ancora cento.


“L’Italia ci ha negato il riso”.
Eppure il governo italiano è assente: “Non riceviamo aiuti dall’Italia istituzionale. L’ultimo contributo che abbiamo ricevuto dalla cooperazione risale a10 anni fa: qualche migliaio di euro per riparare i tetti di poche abitazioni”, racconta Claudio. “Questa estate gli abbiamo chiesto 7 tonnellate di riso, ci hanno risposto che non avevano i soldi”. A sostenere gli sforzi del centro ci sono però i governi di altri Paesi, soprattutto europei. Come Francia, Germania, Svizzera e Belgio, ma anche l’Ue, la Cei e gruppi internazionali quali Misereor, Manos Unidas, Caritas Italiana e Fondazione Vismara.

La lettera a Papa Bergoglio. Lo sconforto ha spinto Claudio a scrivere anche una lettera che nei prossimi giorni sarà recapitata a Papa Bergoglio. Comincia così: “Francesco, ti scrivo da lontano, dall’Africa, dal cuore dell’Africa, il Burundi. Quando sei diventato Papa hai chiamato un prete in Vaticano che lavorava con i giovani. Nel vedervi mi sono venuti i lacrimoni. Noi non siamo così bravi, ma il desiderio è quello”. Una pagina, per chiedergli aiuto e sostegno a nome dei quasi 42 mila iscritti al Centro: “Abbiamo un budget di 450.000-500.000 euro per ogni anno e con sempre più difficoltà riusciamo a mettere insieme il tutto. La tua venuta a Roma  –  prosegue il testo – ci ha dato coraggio e grande gioia. Pace, semplicità, lavorare con tutti. Anche i nostri programmi sono così”.


Terra di violenza, martirio e gioventù. “Ti invitiamo a pensare anche per l’Africa, terra di violenza e martirio, ma piena di vita e di gioventù. Vorremo tanto sentirti, averti con noi e ringraziarti moltissimo per i segni di un mondo migliore che ci ispiri e per le tue azioni che giorno dopo giorno ci ricordano. Restiamo vicini”. “La Bonino? Non la sento da 10 anni”. Per il Centro Giovani Kamenge il punto di non ritorno è giunto quando la Farnesina ha inserito il Burundi nella lista dei “Paesi impossibili”, ovvero nell’elenco di quelle aree del pianeta off limits che il ministero degli Esteri ritiene ad alto rischio per la sicurezza dei suoi connazionali, e quindi di noi italiani. In uno degli ultimi wording pubblicato il 14 ottobre scorso sul sito che offre informazioni sulla sicurezza di chi viaggia, si legge che “resta alto il livello di guardia dovuto al persistere di una diffusa criminalità legata alle difficoltà economiche” che il Paese sta attraversando.


L’assenza della cooperazione italiana. E’ inoltre ancora concreto il rischio di “pericoli sporadici derivanti dalla presenza di bande armate” e di “attacchi terroristici”. L’ultimo, che colpì a morte un cooperante italiano, Francesco Bazzani, risale al 2011. “Il governo italiano ha stilato questa lista di Stati estremamente pericolosi dove non vi si possono recare nemmeno i volontari. Se sono così ad alto rischio – lamenta Claudio – non capisco perché non si evacuano anche le rappresentanze diplomatiche. Sono un centinaio gli italiani presenti in Burundi, se il Paese è pericoloso perché non li obbligano a partire? Perché le Cooperazioni di oltre 30 Stati sono qui ufficialmente e l’Italia no?”. L’ambasciatore italiano a Kampala con competenze anche in Ruanda e Burundi, Stefano Antonio Dejak, “da quando è stato nominato, invece, non è mai venuto a visitare il Centro”.


Il Centro giovani Kamenge. Nato nel 1992 su due ettari della diocesi di Bujumbura e subito affidato a Claudio Marano, missionario saveriano di Parma, il Centro – vincitore nel 2002 del “Premio Nobel alternativo per la Pace” – si trova nei quartieri Nord, ovvero nella periferia più povera e dimenticata della capitale. Si estende tra i comuni di Bueterere, Cibitoke, Gihosha, Kamenge, Kinama e Ngagara e oggi conta 41.772 iscritti, tra cui 11.368 donne. Si tratta di un grande spazio formativo per giovani dai 16 ai 30 anni, che vi accedono ogni giorno dalle 8.30 alle 18 per qualsiasi tipo di attività: dalla biblioteca al calcio, passando per la musica e le lezioni di informatica. Tra i progetti portati avanti i più importanti riguardano l’alfabetizzazione dei quartieri e la sensibilizzazione dei cittadini sulla diffusione dell’Aids.

Fughe e distruzione. Durante i 13 anni di guerra civile il Centro Giovani Kamenge ha vissuto momenti di terrore e disperazione. I quartieri sono diventati luoghi di esibizione. L’area si trasformò in una gigante trincea dove Hutu e Tutsi combattevano la loro appartenenza. Secondo diverse organizzazioni non governative nei distretti settentrionali di Bujumbura si registrarono tra i 20 e i 50 mila morti. Molte vite si spensero sotto gli occhi di bambini e adolescenti. “Loro hanno visto tutto questo, hanno sopportato ribelli, militari, fughe e distruzioni”. Del Centro, in 22 anni, hanno perso la vita 249 persone tra animatori e iscritti. Purtroppo la storia di Jerôme è una delle tante, visto che i livelli di sicurezza nel Paese restano ancora molto bassi.


L’Africa non è Lampedusa. I viaggi della morte che migliaia di africani conducono per fuggire da guerre e povertà nascondono sogni e speranze. In Burundi, dove la povertà e la corruzione dilagano, il 46,2 per cento degli abitanti ha un’età tra i 0 e i 14 anni, mentre il 51,3 per centro tra i 15 e i 64 anni. Questo lo rende un Paese giovane e di grandi prospettive. “Noi vogliamo tenere i nostri ragazzi qui, non devono sognare di andare altrove, non devono poter pensare che sbarcando all’estero saranno salvi. L’Italia e L’Ue  –  conclude Claudio  –  devono capire che per evitare tragedie di migranti come quelle di Lampedusa devono lavorare alla formazione e alla pace dei popoli africani. L’Africa non è e non deve essere Lampedusa”.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 ottobre 2013 alle 6:27 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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