Gruppo Kamenge Pavia

I mattoni per una ricostruzione fisica, umana e sociale

Pubbliciamo l’articolo apparso sul blog Dreamersatwork di Silvio Ferremi, un caro amico che fa il giornalista per Nigrizia, in particolare per Afriradio, la radio appunto della fondazione Nigrizia. Qui il link all’articolo: clicca.

“Nel 2011 425.000 mattoni pari a 175 case nei Quartieri Nord di Bujumbura, periferia povera e dimenticata della capitale del Burundi, quest’anno non sappiamo ancora se si eguaglierà questo risultato – afferma Roberto uno dei volontari del Gruppo Kamenge Pavia appena rientrati dal Burundi – sono tanti i problemi d’acqua presso le famiglie dove si lavora e molte non riescono a comprarla ai rubinetti pubblici, e quindi si usa quella poca dei canali di scolo”.

Luca aggiunge “lo sforzo umano per la costruzione di un mondo diverso è lo stesso di sempre. Oltre ai mattoni che si fabbricano tutte le mattine, si vive insieme, si condivide un obiettivo concreto, conoscendo nuovi amici, capendo che solo così si potrà davvero percorrere fino in fondo il cammino di pace e riconciliazione tanto necessario”.

Dal Nord del Mondo sono arrivati a proprie spese oltre 40 volontari, che hanno partecipato per periodi diversi al progetto estivo del Centre Jeunes Kamenge, un centro giovani con oltre 39.500 ragazzi iscritti e più di 800 attività all’anno nei quartieri, che ha anche ricevuto, tra gli altri, il Nobel alternativo per la Pace nel 2002.

“Sono 5 campi di 12 giorni, con ciascuno quasi 500 ragazzi partecipanti. Al mattino si fanno i mattoni e al pomeriggio la formazione su diverse tematiche (prevenzione AIDS, diritti umani, ecologia, religioni, diabete, …) e attività di gruppo (sportive e ricreative)” spiega Stefano.

“Non si fa solo una ricostruzione fisica dei quartieri, ma anche umana e sociale – continua Chiara– oltre 2500 ragazzi sull’arco
dell’estate vengono coinvolti, a prescindere da etnia, credo religioso, fede politica, colore della pelle, nazionalità, condizione economica e sociale, in giornate di vita insieme. I mattoni sono un pretesto, utile e concreto, per superare tutte le divisioni e capire che se anche reali non sono e non devono essere ostacolo a un percorso comune, soprattutto in un paese che ha vissuto 13 anni di guerra tra le due principali etnie, hutu e tutsi.”

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Questa voce è stata pubblicata il 13 agosto 2012 alle 1:50 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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