Gruppo Kamenge Pavia

Claudio: per il secondo anno inserito tra le 50 persone che hanno migliorato il Burundi

Pubblichiamo un breve articolo comparso su IWACHU in Burundi in occasione dell’inserimento (per il secondo anno di seguito) di Padre Claudio, direttore e fondatore del CJK, tra le 50 figure che hanno migliorato il paese. La traduzione è a opera di Piergiorgio, volontario del Gruppo Kamenge Piacenza.

 

Un isolotto, là in mezzo ai quartieri Nord magnificamente separati dal resto della capitale dal ponte Ntahngwa: “Per molti anni, le jeep delle ONG non potevano superarlo senza scorta militare. Il nostro compito fu di dire al resto del mondo che c’era una strada oltre il fiume. Credo che ci siamo riusciti.” La prova, sospira, poi vi fissa: “Sapete, tutti quelli che hanno frequentato il CJK scoprono il suo valore quando sono altrove.”

Tutti, i Kidumu, miglior cantante dell’Africa dell’Est nel 2010, i Steven Sogo, primo burundese ad esibirsi al World of Music Arts and Dance di Londra, i Kaka Boney, furia vocale delle campagne elettorali del 2010, i Francis Muhire, ideatore e Direttore  del Festival Internazionale di Cinema e Audiovisivi del Burundi (a 25 anni), i Thierry Manirambona, premio Michel Kayoya  2010, una speranza della letteratura burundese, etc. E sorride padre Claudio, nei suoi vestiti ampi un po’ chiari, un po’ slavati dal tempo e la noncuranza. Quanto cammino percorso!

Questo saveriano di 61 anni, nato a Trivignano Udine (italia), scopre il Burundi nella parrocchia di Minago (diocesi di Bururi) nel 1981. Tre anni dopo viene espulso dal regime di Bagaza, allergico alla Chiesa. Nel 1990, ritorna in Burundi per preparare un progetto a favore dei giovani da realizzare alla periferia  di Bujumbura, della cui costruzione sarà il supervisore. Nel 1992 il CJK inizia. Poi la guerra se ne immischia.

Nel 1994, è rapito e sequestrato per quattro ore. Un’altra volta, una mina tranello viene trovata nascosta dietro un secchio d’acqua. Sarà minacciato verbalmente, per iscritto, per telefono. Resisterà sempre, grazie ad una disciplina quasi religiosa e alla passione di servire i giovani.

Là, al Centro, si incroceranno antichi partigiani e persone senza futuro, giovani Hutu e Tutsi, che impareranno a rispettarsi mentre altrove nel paese infuria il demone dell’etnismo. 20 dopo, spiega: “I giovani, non hanno bisogno di molte spiegazioni. Soltanto di regole chiare di vita in comune, e lasciare andare le cose.” E così funziona: 39.000 iscritti al Centro, che hanno frequentato, condiviso, imparato a lavorare con 460 associazioni, 34 comunità religiose, sei comuni (Ngagara, Kinama, Kamenge, Cibitoke, Gihosha, Buterere), con 110 scuole elementari e una biblioteca che offre qualcosa di più di 19.000 titoli…, tutto spesso nel silenzio “ lontani da giornalisti che si dimenticano spesso di venire a vedere cosa succede qui, gli spettacoli, i concerti, etc.  un grande casino” dice. Poi padre Claudio precisa sorridendo: “Per iscriversi, devono venire in coppia, un ragazzo e una ragazza. Occorre smuoverle le ragazze. È vitale per le famiglie, qui, nei quartieri Nord di Bujumbura.”  Benedett’uomo!

 

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Questa voce è stata pubblicata il 12 luglio 2012 alle 2:21 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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